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FAQ

A. CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO

  • A.1. COSA SI INTENDE PER SISTEMA DI FISSAGGIO?

    Con il termine SISTEMA di FISSAGGIO si indica la modalità attraverso la quale un elemento viene fissato ad una struttura portante definita SUPPORTO.

    La conoscenza precisa del supporto è di primaria importanza in quanto le diverse caratteristiche dei materiali influenzano la scelta del sistema di fissaggio più idoneo.

    I sistemi di fissaggio possono essere classificati in base al tipo di installazione: possono essere annegati nel getto oppure post-installati.

    In questo secondo caso possiamo avere ulteriori due tipologie: sistemi con foratura (ANCORANTI) e sistemi di fissaggio diretto (chiodi a sparo).

  • A.2. COME SI CLASSIFICANO I SISTEMI DI FISSAGGIO CON FORATURA?

    La classificazione dei sistemi di fissaggio con foratura viene fatta in base al modo con cui il carico viene trasferito dall'ancorante al supporto:

    • con interbloccaggio meccanico (sottosquadro fig. 1 , 2 , 3)
    • per attrito (ad espansione fig. 4 , 5)
    • per adesione ( fig. 6)

    Gli ancoranti metallici e plastici possono funzionare sia per interbloccaggio meccanico sia per attrito.

    Gli ancoranti chimici funzionano per adesione alle pareti del foro nei supporti pieni e per interbloccaggio meccanico nei supporti forati.

  • A.3. COME FUNZIONANO GLI ANCORANTI SOTTOSQUADRO?

    Nel funzionamento SOTTOSQUADRO il trasferimento del carico avviene grazie alla geometria dell’ancorante, che durante l’installazione si allarga oltre la dimensione del foro in modo da «agganciarsi» al supporto.

    È il tipico funzionamento degli ancoranti per supporti che presentano vuoti all’interno (in questo caso l'ancorante sfrutta le cavità proprie del supporto) oppure delle viti autofilettanti per calcestruzzo.

  • A.4. COME FUNZIONANO GLI ANCORANTI AD ESPANSIONE?

    Nel funzionamento per ATTRITO il trasferimento del carico avviene mediante la forza di attrito sviluppata da un componente dell’ancorante che viene espanso durante l’installazione in modo da premere contro le pareti del foro (ad es. la fascetta di gran parte degli ancoranti a controllo di coppia oppure il guscio cilindrico per gli ancoranti a controllo di deformazione).

  • A.5. COME FUNZIONANO GLI ANCORANTI PER ADESIONE?

    Nel funzionamento per ADESIONE il trasferimento del carico avviene per incollaggio di un perno che si fissa al supporto per mezzo di un adesivo chimico.

    L'adesivo, in genere una resina, aderisce all’ancorante da una parte e alle pareti del foro dall’altra, trasmettendo le forze per mezzo di micro inchiavettamenti.

    Per l’efficienza del sistema l’ancorante presenta una superficie opportunamente scabra (ad es. una barra filettata) ed il foro viene accuratamente pulito per permettere alla resina di penetrare nei micro crateri che si formano nella parete del foro durante le operazioni di foratura.

B. SCELTA DEI SISTEMI DI FISSAGGIO E MODALITÀ DI INSTALLAZIONE

  • B.1. QUALI SONO LE MODALITÀ DI INSTALLAZIONE DEGLI ANCORANTI?

    Gli ancoranti possono fissare l'elemento al supporto con le seguenti modalità:

    • Ancorante non passante (fig.8): l’ancorante viene posizionato nel foro, successivamente viene posizionato l'elemento e si fissa lo stesso con l’inserimento di una vite. Tipicamente il foro passante nell'elemento è minore del foro nel supporto.
    • Ancorante passante (fig.9): l’ancorante viene inserito attraverso l’elemento da fissare. Il foro nell'elemento è maggiore o uguale al foro nel supporto. L'elemento da fissare, se già forato, viene utilizzato come sagoma per la foratura del supporto, oppure viene forato contemporaneamente al supporto.
    • Fissaggio distanziato (fig.10): l’elemento da fissare è distanziato dal supporto. In questo caso si utilizza un ancorante con la parte filettata prolungata e l’elemento viene bloccato con dado e controdado. La parte di ancorante che sporge dalla parete sarà soggetta a sforzi, oltre che di taglio, di flessione (ancoraggio con braccio di leva).
  • B.2. COSA SIGNIFICA ANCORANTE NON PASSANTE?

    L’ancorante NON PASSANTE va inserito prima di posizionare l’oggetto da fissare, in quanto non lo attraversa.

    Le fasi di installazione sono maggiori rispetto all’ancorante PASSANTE e prevedono:


    1. Tracciatura dei fori
    2. Foratura e pulizia fori
    3. Inserimento del tassello nel foro (senza vite)
    4. Posizionamento dell’oggetto da fissare
    5. Serraggio definitivo

    Queste sono tutte le fasi di montaggio con un fissaggio NON PASSANTE:

  • B.3. COSA SIGNIFICA ANCORANTE PASSANTE?

    L’ancorante PASSANTE va inserito attraverso l’oggetto da fissare.

    Le fasi di installazione sono molto veloci rispetto all’ancorante NON PASSANTE e prevedono:

    1. Foratura e pulizia del supporto attraverso l’oggetto da fissare
    2. Inserimento del tassello completo attraverso l’oggetto da fissare
    3. Serraggio definitivo

    Queste sono tutte le fasi di montaggio con un fissaggio PASSANTE:

  • B.4. QUALI ANCORANTI USARE SU SUPPORTO IN MATTONE PIENO?

    Il mattone pieno è il più antico elemento modulare “industriale” per la costruzione degli edifici.

    Vengono classificati come mattone pieno tutti i blocchi in laterizio con percentuale di vuoti inferiore al 15%.

    La resistenza a compressione è variabile, viene determinata secondo la norma EN 772-1 dove sono considerati valori compresi fra 10 e 80 N/mm2 (usualmente la resistenza è compresa fra 20 e 40 N/mm2).

    Questo materiale è adatto all’installazione di ancoranti metallici essendo la resistenza a compressione abbastanza alta.

    Si deve tenere conto che comunque nella muratura è presente la discontinuità dovuta alla giunzione degli elementi, per cui la resistenza del fissaggio dipende anche dal tipo di malta utilizzato e dalla posizione dei fori rispetto alle linee di giunzione.

  • B.5. QUALI ANCORANTI USARE SU SUPPORTO IN MATTONE SEMIPIENO?

    Il mattone è classificato semipieno quando ha una percentuale di vuoti compresa fra il 15% e il 45% della superficie trasversale.

    I fori vengono tenuti sempre ortogonali al piano di posa.

    Con questi elementi si realizzano murature portanti o tamponamenti.

    Vengono realizzati anche con materiale alleggerito poroso per migliorare le caratteristiche di isolamento termico e acustico.

    La maggiore presenza di vuoti non consente la realizzazione di ancoraggi importanti anche se il materiale presenta una buona resistenza alla compressione.

    Soprattutto è più difficile assorbire le forze di espansione degli ancoranti metallici ad espansione.

    Per questo sono preferibili gli ancoranti chimici che permettono di distribuire lo sforzo su tutte le costolature interne interessate.

    Non ci sono controindicazioni per ancoranti plastici.

  • B.6. QUALI ANCORANTI USARE SU SUPPORTO IN PIETRA NATURALE?

    La pietra naturale è un materiale che si ritrova più facilmente nelle costruzioni più datate e può essere considerato, nonostante sia per sua natura variabile, un buon materiale da costruzione.

    Attualmente viene utilizzato per rivestimenti di facciata o pavimentazioni e più raramente come materiale portante.

    Se il materiale è compatto si riescono ad ottenere ancoraggi con una buona resistenza purché si abbia l’accortezza di realizzare il foro nella massa piena degli elementi evitando le linee di congiunzione.

    Materiali porosi quali il tufo non permettono di realizzare ancoraggi importanti.

    In questo caso evitare l’utilizzo di ancoranti metallici ad espansione, preferire gli ancoranti plastici o chimici.

    I blocchi in pietra sono regolati dalla norma EN 771-6.

  • B.7. QUALI ANCORANTI USARE SU SUPPORTO IN CALCESTRUZZO?

    Il CALCESTRUZZO è un supporto particolare in quanto ha buone caratteristiche meccaniche ed è caratterizzato dalla particolarità che in alcune zone ben definite della struttura può presentare microfessurazioni, dovute ad es. allo stato tensionale locale (infatti nel cemento armato si utilizza l’armatura metallica per far fronte alla sollecitazione di trazione che non è sopportata dal calcestruzzo).

    Per questo motivo esistono ancoranti testati e certificati solo su cls non fessurato ed altri che invece lo sono anche su cls fessurato.

    Calcestruzzo non fessurato
    (ad es. un elemento sottoposto a compressione)

    Calcestruzzo fessurato
    (ad es. un elemento sottoposto a flessione)

C. DOCUMENTAZIONE TECNICA

  • C.1. QUALI SONO I DOCUMENTI TECNICI CHE ACCOMPAGNANO UN ANCORANTE?

    Ci sono diversi documenti tecnici che possono accompagnare un fissaggio, i principali sono:

    • Certificati (certificati ETA secondo norme ETAG/EAD, certificati secondo norme EN, oppure di altri paesi come ad es. le norme statunitensi ICC ES, …)
    • DoP (Dichiarazione di Prestazione, per i prodotti marcati CE)
    • Test report di laboratori terza parte (Polimi, Catas, Istituto Giordano, …)
    • Test report del produttore (laboratorio interno, prove in cantiere, …)
    • Schede tecniche
    • Schede di sicurezza (per i prodotti chimici)
  • C.2. COS’È LA CERTIFICAZIONE ETA?

    L’acronimo ETA significa European Technical Assessment ossia valutazione tecnica europea.

    Come riportato nella norma quadro di riferimento europea per i prodotti da costruzione, «Per permettere ad un fabbricante di un prodotto da costruzione di elaborare una dichiarazione di prestazione per un prodotto che non rientra o non rientra interamente nell'ambito di applicazione di una norma armonizzata, è necessario introdurre una valutazione tecnica europea» (par 20 CPR EU/ 305 2011 Construction Products Regulation).

    Il fabbricante di un prodotto da costruzione può ottenere l’ETA facendo richiesta all’EOTA (European Organization for Technical Assessment), l’istituzione europea a cui fanno capo tutti gli enti preposti

    • all’emissione delle norme secondo cui si valutano i prodotti (ETAG/EAD)
    • alla valutazione stessa dei prodotti, che consiste nella realizzazione delle PROVE DI LABORATORIO e dalla elaborazione dei loro risultati come richiesto dalle ETAG/EAD.
  • C.3. COSA CONTIENE UN CERTIFICATO ETA?

    La struttura degli ETA degli ancoranti è standard, e riporta le seguenti informazioni:

    • Nome prodotto, Norma Europea di qualifica di riferimento, produttore
    • Descrizione tecnica
    • Campo di utilizzo (norma di riferimento per la progettazione, procedura di installazione)
    • Vita nominale
    • Performance (sono riportati i valori caratteristici della resistenza ed i coefficienti da utilizzare con la norma di calcolo)
    • Sistema AVCP (indicazione del sistema di controllo in fabbrica per mantenere la costanza della prestazione)

    Ci sono due famiglie di norme che regolano i fissaggi certificati con ETA: norme di QUALIFICA e norme di PROGETTAZIONE.

    Le prime servono per pervenire all’ETA, mentre le seconde servono per utilizzare i dati contenuti nell’ETA quando si procede alla progettazione delle applicazioni specifiche in cui viene utilizzato il prodotto da costruzione.

  • C.4. COSA CONTIENE LA DOP – DECLARATION OF PERFORMANCE?

    Ogni prodotto marcato CE dev’essere accompagnato da una DoP, che è l’acronimo per Dichiarazione di Prestazione (Declaration of Performance).

    Questo documento:

    • Riporta tutti i dati relativi alla performance del prodotto (vengono estrapolati dal certificato ETA/EN)
    • Costituisce la presa di responsabilità del produttore sul mantenimento della performance dichiarata negli articoli prodotti.
  • C.5. COSA CONTIENE LA SCHEDA TECNICA DI PRODOTTO?

    Ogni prodotto FRIULSIDER è corredato dalla Scheda Tecnica.

    Per ogni ancorante la struttura delle SCHEDE TECNICHE FRIULSIDER segue sempre la stessa sequenza:

    • Disegno tecnico del prodotto con la quotazione di tutti gli elementi caratteristici e tabella riportante tutti i valori di tali misure
    • Tipologie di supporto per cui l’ancorante è idoneo
    • Istruzioni di installazione
    • Caratteristiche tecnico/meccaniche e materiali dei componenti
    • Carichi
    • Distanze caratteristiche e distanze minime (interasse e distanza dal bordo del supporto)
  • C.6. COME SI LEGGE UNA SCHEDA TECNICA?

    Per appurare l’idoneità di un ancorante ad una determinata applicazione devo verificare:

    • Se l’ancorante in esame è idoneo al supporto
    • Se la tipologia di protezione alla corrosione è idonea all’ambiente
    • Aspetti geometrici dell’ancorante (diametro, spessore fissabile, profondità del foro e spessore minimo del supporto, … )
    • Se i carichi richiesti sono soddisfatti (trazione N, taglio V)
    • Se la geometria dell’applicazione consente l’utilizzo dell’ancorante (interassi e distanze dai bordi)

    Come si interpretano i carichi nelle schede tecniche Friulsider?

    Num, Vum = carichi medi ultimi di rottura: media aritmetica dei valori riscontrati alla rottura.

    Nrk, Vrk = carichi caratteristici: per valore caratteristico si intende il frattile del 5% delle misure. In pratica significa che c’è una probabilità del 5% che la grandezza effettivamente riscontrata sia più bassa del valore caratteristico. Questa valutazione permette di tenere conto della dispersione statistica delle resistenze misurate.

    Il valore caratteristico si calcola con la seguente formula:

    F5% = Frk = F - ks · σ

    dove

    • F = media delle misure
    • σ = deviazione standard delle misure
    • ks = fattore dipendente dal numero n di misure

    Nrd, Vrd = carichi agli Stati Limite (o valori di progetto): sono i valori di resistenza derivati dai valori caratteristici dividendoli per il fattore parziale di sicurezza.

    N, V = carichi raccomandati (o ammissibili): sono i valori ricavati dividendo i valori di progetto per un fattore relativo alle azioni pari a 1,4 (per gli ancoranti certificati) oppure dividendo il valore medio ultimo di rottura per un opportuno coefficiente di sicurezza globale.

    Come si interpretano le distanze?

    Ccr, Scr = distanze caratteristiche: sono le distanze sotto le quali la resistenza va opportunamente ridotta.

    Cmin, Smin = distanze minime: sono le distanze sotto le quali l’ancorante non è utilizzabile.

rimani aggiornato su tutte le novità friulsider!